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Rigoletto in una raffinata riscrittura di Marco Baliani

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Rigoletto in una raffinata riscrittura di Marco Baliani, uno dei massimi esponenti del teatro di narrazione italiano

Teatro Sociale di Como

giovedì, 20 maggio – ore 20.00

RIGOLETTO: LA NOTTE DELLA MALEDIZIONE

 

Grande ritorno di Marco Baliani al Teatro Sociale di Como, questa volta con Rigoletto: la notte della maledizione, spettacolo musicale in scena giovedì 20 maggio alle ore 20.00.

 

Marco Baliani ha riscritto la vicenda del celebre buffone di Verdi, trasportandola in un circo novecentesco di secondo ordine. Il protagonista è un ex trapezista che gli anni e un grave incidente di scena, nel quale è morta la moglie, hanno ridotto a esibirsi come clown.

La nostalgia per la donna amata, la gelosa premura nei confronti della figlia, la sete di vendetta contro chi minaccia la sua purezza: i sentimenti di Rigoletto, che la musica di Verdi ha reso immortali, rivivono nell’animo e nella storia di un clown che si esibisce in un piccolo teatro di periferia.

Davanti allo specchio, mentre trasforma col trucco il suo viso, si prepara per una serata speciale, quella in cui si consumerà la sua vendetta, sotto gli occhi di tutti.

Emerge il tormento che devasta il protagonista nella sua auto-confessione, e la gelosia accecante che dal privato arriva a impadronirsi della finzione scenica.

 

Pensieri, rancori, ricordi si susseguono in un monologo accompagnato, interrotto e per certi versi ostacolato da una musica sempre presente.

Le musiche di Verdi, Rota e Chiacchiaretta, infatti, accompagnano dal vivo, con il duo Giampaolo Bandini alla chitarra e Cesare Chiacchiaretta alla fisarmonica, questa scrittura raffinata di uno dei massimi autori del teatro di narrazione italiano.

 

Poter rivestire per una volta la pelle di un altro e starci dentro dall’inizio alla fine: è una gioia particolare per me che in scena da narratore non ho mai la possibilità di calarmi interamente nelle braghe di chicchessia. – racconta Baliani – Mi son detto che era l’occasione buona per osare un personaggio e incarnarlo, dopo tanto tempo, tornare a mettere mano a tutte le cose che ho imparato strada facendo sul mestiere antico dell’attore e provare a costruirci sopra un testo scritto, un bel canovaccio su cui giorno dopo giorno, provando, creare un dire per niente letterario, ma concreto, materico. Compreso il trucco in faccia e il costume. (…) Volevo fare un omaggio alle cadute, alle sospensioni, alle mancanze di appoggi.”

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